No Limits. Fotografia e cultura a Scutari: in mostra i Misteri di Campobasso
No Limits. Fotografia e cultura a Scutari: in mostra i Misteri di Campobasso
Scutari ha una storia fotografica che affonda le radici nel passato e un ruolo centrale nel panorama culturale albanese. Quest’anno è una delle sedi del Fokus Award 17 e della esposizione No Limits.
Nei giorni scorsi la città ha ospitato la rassegna “Shkodra, aty ku fotografia bashkon artistë dhe kultura”, un evento nato per mettere in dialogo fotografi di provenienze diverse attraverso lo spazio espositivo.
All’interno di questa iniziativa, un gruppo di dieci fotografi italiani ha presentato i propri lavori al pubblico locale. Tra i progetti in mostra c’era anche il mio reportage dedicato alla Processione dei Misteri di Campobasso, un lavoro che documenta la struttura e la ritualità di una tradizione che conosco e seguo da tempo.
Il contesto espositivo a Scutari, No Limits
Portare un lavoro fotografico fuori dai confini nazionali offre sempre una misura precisa della sua efficacia comunicativa. In un contesto nuovo, privo delle chiavi di lettura locali, le immagini devono reggere da sole il compito di raccontare una storia, un territorio o un rito. La collaborazione con Fidia Factory ETS e con la cara Maria Lanotte è il volano per dare visibilità alla fotografia italiana, per me, la spinta per dar voce ai lavori che svolgo su storie e territori.
Il reportage sui Misteri di Campobasso
Per questa esposizione ho scelto una selezione di scatti focalizzati sulla Processione dei Misteri di Campobasso, un evento che ogni anno trasforma la città in uno spazio collettivo sospeso tra devozione e memoria storica.
Il reportage si concentra su tre elementi principali. In primo luogo, la fisicità del rito: l’impegno dei portatori, lo sforzo fisico e la concentrazione necessari per sostenere le strutture durante il percorso. Con loro sin dalla vestizione dei partecipanti, i portatori degli ingegni hanno il compito di dar vita alla processione. Ho fotografato alcuni dei momenti più energici, ho inteso documentare la dedizione.
Nello sforzo muto e fiero dei portatori che stringono i denti sotto i cuscini di cuoio, coordinandosi con un cenno o un sussurro per non perdere l’equilibrio.
Le macchine processionali, installazioni settecentesche ideate da Paolo Saverio Di Zinno, che reggono i bambini sospesi in rappresentazione delle figure sacre e allegoriche. I figuranti sospesi, le ore trascorse a veicolare il messaggio e donare alla gente uno degli spettacoli più interessanti e partecipati di Campobasso, la Processione dei Misteri.
La partecipazione della comunità: La sospensione della routine cittadina e il coinvolgimento generale della popolazione. La gente ai lati delle strade non si limita a osservare, ma riconosce nei volti dei figuranti i vicini, i parenti, i volti di una comunità intera che si stringe attorno alla sua tradizione.
Esporre al pubblico di Scutari ha confermato come la narrazione visiva di un rito così specifico riesca a comunicare anche a chi appartiene a un’altra cultura. La percezione della fatica, del legame con il territorio e della conservazione delle tradizioni ha trovato immediati punti di contatto con la sensibilità locale.
Riflessioni sull’esperienza No Limits
Iniziative di questo tipo confermano l’importanza del reportage non solo come mezzo espressivo, ma come strumento di conoscenza e di scambio concreto tra realtà vicine ma spesso poco conosciute.
La mostra fotografica è solo uno dei modi con cui si dà voce ad una storia, ad un reportage, e l’esposizione No Limits, Fokus Award 17, è una potente vetrina. Attraverso lo sguardo dei fotoreporter, storie lontane, crisi dimenticate e frammenti di umanità entrano in contatto diretto con il visitatore, superando le barriere della distrazione quotidiana. Questo tipo di fotografia trasforma la cronaca in memoria tangibile, sensibilizza le coscienze, abbatte l’indifferenza e restituisce dignità alle persone ritratte.
No Limits, l’esposizione
C’è una metamorfosi silenziosa, quasi alchemica, che avviene quando una fotografia di reportage si lascia alle spalle la fredda luminescenza di uno schermo per farsi materia. Nel nostro flusso visivo quotidiano, fatto di pixel, scorrimenti veloci e monitor retroilluminati, le immagini rischiano di consumarsi in un istante.
Stampare un reportage per una mostra significa invece restituirgli un corpo, un peso specifico e una dignità definitiva. Scegliere la grammatura della carta non è un semplice vezzo tecnico, ma l’atto finale del racconto, è dare una dimensione materica allo scatto.
È il momento in cui la cronaca si fa storia tangibile, e le storie che seguo sul campo smettono di essere file digitali, divenendo presenze vive che abitano lo spazio, pronte a dialogare con lo sguardo di chi si saprà osservare.
Il mio articolo sulla Processione dei Misteri di Campobasso
Alcuni scatti del reportage sul Corpus Domini campobassano

