FIOF Italian Photography Ambassador: il ruolo della fotografia nel racconto della nostra società.
Nel panorama visivo contemporaneo, la fotografia ha smesso da tempo di essere una semplice registrazione della realtà per diventare un linguaggio geopolitico e sociale. In questo contesto si inserisce la figura del FIOF Italian Photography Ambassador, una nomina prestigiosa conferita dal Fondo Internazionale per la Fotografia. Ma cosa significa oggi rappresentare la cultura visiva italiana nel mondo?
Colgo il ricordo (2023) della mia nomina per provare ad offrire una prospettiva in ordine al ruolo della fotografia.
Essere nominato ambasciatore FIOF non è un semplice riconoscimento alla carriera, ma un mandato culturale, che è stato emotivamente forte ricoprire. Trovo che tradurre l’identità, in generale, della nostra società, le fratture e la spiritualità del territorio italiano, magari ampliandone la visibilità in libri, in mostre ed eventi internazionali, sia fondamentale. E’ alla base del mio percorso fotografico, sempre in cammino e mai fermo su eventuali riconoscimenti e risultati ottenuti.
Titolo H2: Chi è il FIOF Ambassador e quale impatto ha sul mercato internazionale
Il ruolo dell’ambasciatore, non esclusivamente legato ad un’arte specifica, si sviluppa su un doppio binario: istituzionale e artistico. Da un lato, l’artista rappresenta l’eccellenza tecnica e narrativa, dall’altro, questa figura si fa carico di una responsabilità documentaria.
Sono stato nominato Ambassador nel 2023, un passo verso la mia filosofia di divulgazione. Attraverso progetti a lungo termine, sono convinto che si possa salvare la fotografia come mezzo sociale. Tano d’Amico scavava nelle pieghe della società, Berengo Gardin portava all’estero una visione dell’Italia autentica, complessa e priva di filtri stereotipati. Mario Dondero, Francesco Cito, Ivo Saglietti, Uliano Lucas, hanno rinnegato qualunque foto da cartolina per interpretare la realtà attraverso l’occhio colto e impegnato.
Titolo H3: Perché la fotografia documentaria è uno strumento culturale
La fotografia risponde alle istanze sociali di democratizzazione della memoria e della documentazione di fatti e avvenimenti. E’ questo, secondo la mia opinione, il ruolo della fotografia. E se questa si accompagna a testi che ne spingano oltre i confini il contenuto, allora il compito è assolto con maggiore forza. Se ricordo bene, Susan Sontag sosteneva che la fotografia avesse il pregio di creare empatia a distanza, come fosse un passaporto visivo ed emotivo.
Credo fermamente sia così. Per meglio dire, questa convinzione permea la mia fotografia. Questo non rileva in termini di numero di fotogrammi e di particolare lunghezza delle didascalie, quanto nella scelta del giusto linguaggio per la situazione da raccontare. Pensiamo anche solo ad uno scatto, semplicemente quello di un uomo che posa dinanzi di fianco ad un treno. Potrebbe voler dire tanto sui costumi di una regione del globo, sulle abitudini dello stesso, sulla complessità del proprio vivere.
Due le mie fotografie selezionate: Enzo Messina, musicista professionista, posa per la copertina del disco Mex Quartet e Marilena Aprile Ximenes, autrice dei testi dei libri Distanti. Scatti e frammenti di spiritualità in tempo di Covid e Lame d’Argilla (VivereIn Ed., 2024 e 2025).
Enzo Messina, Mex Quartet (H2)
Gli scatti ritraggono Enzo Messina, musicista professionista, e sono stati realizzati durante lo shooting che ha dato forma alle immagini di copertina ed interne del suo ultimo disco, pubblicato in questi giorni.
Il tema del disco è il bagaglio esperienziale personale, che rende ogni individuo diverso e che ogni giorno ognuno porta con sé, nelle fotografie rappresentato da antichi e consunti vagoni di un treno.
Le carrozze sono ferme da tempo, come episodi di vita cristallizzati nella memoria e nell’animo umano, alcuni dal peso maggiore, altri più leggeri, ma ciascuno tassello dell’esistenza. Questa, la mia descrizione.
Testo di Marilena Aprile Ximenes
Prendimi per mano, con la fedeltà della tua maniglia rigida e consunta.
Seguimi con la pazienza degli anni che furono e la speranza di quelli che saranno.
Accompagnami attraverso affollati vagoni di esperienze, verso le inesorabili stazioni dell’esistenza.
Intralciami quando il mio passo si fa lesto, verso abbaglianti effimere chimere.
Sostienimi quando il mio spirito codardo indugia
nel calcare le vie impervie dell’amore.
Accogli i miei ricordi e le mie imperdonabili sviste,
custodisci i miei sogni e le mie segrete conquiste.
E nell’ora del mio approdo,
quando il buio si addensa
e la stanchezza mi scompensa,
schiuditi alla mia presenza,
o mio soave bagaglio di esperienza.
Il mio testo per FIOF Italian Photography Ambassador
E’ pomeriggio inoltrato, la giornata volge al termine, pochi minuti ancora e la luce lascerà il posto alla sera ed al suo scuro mantello; sollevo il viso dalle carte, il sorriso di Marilena comunica serenità in un momento pieno di incertezze, la scena mi avvolge, alzo la macchina fotografica, scatto una sola volta: mai avrei voluto che il rumore dell’otturatore, per quanto a me familiare, potesse turbare quel frangente, sottrarvi genuinità.
Il suo volto è accarezzato da una luce naturale che ne scandisce i lineamenti del viso, quasi a sottolinearne i tratti caratteriali, quasi a tracciarne un contorno netto. Eppure, tutto è costantemente in divenire, non saremo mai quello che siamo stati.
Lo scritto che accompagna la fotografia e queste righe appartiene a lei, è la sua percezione dello scatto.
Il testo di Marilena Aprile Ximenes
A te…
che sensibile scruti il mio volto,
alla ricerca dei frammenti della mia anima.
A te porgo tersi i miei occhi, perché incantato tu colga di lontano
fotogrammi del consueto quotidiano.
A te tendo amorevoli i miei orecchi, per accogliere il sensibile afflato vitale della tua delicata anima immortale.
A te lascio scorgere prorompente la mia frogia, perché ti sia guida nel fiutare la soave essenza del nostro andare.
A te si dischiude ogni mio sorriso, alba luminosa di ogni tuo dí, avvolgente tramonto che placa i tuoi affanni.
A te…
che di ogni imperfetta sfumatura del mio volto
rendi poetico il risvolto,
consacro perpetuo il profondo senso
della mia ardente caduca esistenza.
